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    Mantenere il distanziamento sociale senza rinunciare al design. La nascita dei distanziatori sociali e per dehors anti COVID-19.

    Caterina Fumagalli
    Scritto da Caterina Fumagalli
    il ott, 13 2020
    5 tempo di lettura

    Indice

    1) Il presente, post covid-19

    2) La nascita di nuovi dispositivi di protezione

    3) Soluzioni per esterni

    4) Sostenibilità e innovazione

    5) Progettare pensando al domani

    1) Il presente, post covid-19

    Il design è chiamato ancora una volta a proporre soluzioni funzionali a problematiche contemporanee urgenti.  

    Con l’epidemia COVID-19 le nostre abitudini sono cambiate, in certi casi temporaneamente, in altri probabilmente per sempre.

    Chi l’avrebbe mai immaginato che per tornare ad incontrarci avremmo dovuto progettare delle barriere, studiare le distanze e posizionare erogatori disinfettanti ed altri accorgimenti per tenerci a distanza? Nessuno.

    La convivialità è stata uno degli aspetti più colpiti della vita di ogni giorno.

    E ora con l’arrivo dell’estate, dopo mesi passati tra le mura di casa, finalmente si torna ad uscire.

    È un sollievo ritrovarsi al bar, al ristorante, in ufficio, nei negozi, ma doverlo fare rispettando le nuove normative non è certamente facile, anzi, a volte è causa di stress. Così come cambiano le abitudini, entrano nel quotidiano nuovi oggetti, come i separè e tutti i dispositivi di protezione messi in campo per garantire la giusta distanza sociale e la nostra salute.

    2) La nascita di nuovi dispositivi di protezione

    Da molti esperti del settore design una “crisi” viene considerata un'opportunità d’innovazione.

    È certamente una visione positiva rispetto ad un periodo buio come quello che ci stiamo lasciando alle spalle, ma ciò che dobbiamo riconoscere è che negli ultimi mesi abbiamo dato un nuovo significato al nostro modo di abitare gli spazi, riscoprendo il valore di alcuni oggetti e probabilmente il perché sia così fondamentale il ruolo dell’architetto e del designer.

    I protocolli ufficiali definiscono le barriere fisiche come schermi anti droplet da applicare sui tavoli, barriere in plexiglas sui banconi delle hall, pareti divisorie nelle aree comuni, una protezione indispensabile sia per il personale che svolge l’attività di lavoro, sia per gli ospiti che accedono alle aree di aggregazione.

    Molte aziende di design hanno iniziato a rispondere alle nuove esigenze di mercato

    chiedendo ai progettisti di pensare a possibili dispositivi di sicurezza e protezione individuale dedicati al distanziamento sociale. Sono stati chiamate figure emergenti e nomi noti come il designer Michele De Lucchi che pensa per Caimi Brevetti dei pannelli divisori per le scrivanie degli uffici, realizzati in metacrilato trasparente con supporti in acciaio; Matteo Cibic firma invece l’elegante collezione di distanziatori per dehors e ristoranti prodotta da FusinaLab.

    Ogni professionista chiamato a proporre una soluzione progettuale ha ideato collezioni e prodotti secondo la propria creatività, rispondendo all’esigenza richiesta dallo stato d’emergenza o approfondendo la riflessione progettuale sull’utilizzo di questi dispositivi nel tempo, quando probabilmente la loro funzione primaria cambierà.

     

    3) Soluzioni per esterni

    Numerosi sono i progetti che propongono interventi modulari verdi composti da rampicanti, fiori e piante aromatiche. A Milano, questa proposta è stata approfondita da Green Island e Atelier del Paesaggio attraverso lo sviluppo del progetto MiGARDEN ispirato al concetto di "orto urbano”. I distanziatori sociali proposti, possono essere impiegati sia per definire il layout di uno spazio privato per rispettare le distanze tra i tavolini di bar e ristoranti, sia per rendere più piacevoli i percorsi e le aree di sosta che caratterizzano uno spazio pubblico esterno.

    Uno Contract, società specializzata in realizzazioni di arredi per hotel di gran design e lusso, residence e navi da crociera, presenta invece sul mercato due strutture per esterni di design Made in Italy che favoriscono la socialità, pensate per essere facilmente montabili, totalmente smontabili a fine utilizzo, semplici da pulire e manutenere.

    I progetti dalle forme leggere e armoniose sono:

    Shell, una struttura in legno Iroko e tessuto tecnico Delimita® pensata come soluzione versatile e multi-componibile per lounge, terrazze e piscine e Spider, una soluzione per stabilimenti balneari, solarium o piscine composta da una struttura in alluminio anodizzato e tessuto tecnico Delimita® .

    Entrambe le proposte progettate da Ciarmoli Queda Studio, prevedono l’impiego di tessuti che bloccano il passaggio di droplet fino al 99% riducendo la possibilità di contagio.

     

    4) Sostenibilità e innovazione

    Da architetto e designer non mi stancherò mai di rimarcare la necessità di mettere alla base delle nostre riflessioni la parola “sostenibilità”.

    Un concetto a mio avviso imprescindibile, al quale però, spesso non viene dato il giusto peso.

    Ho dialogato su questo tema con Marco Capellini, un esperto del settore innovazione sostenibile ed economia circolare; da anni sviluppa strategie di sostenibilità per brand, prodotti e aziende.  

    Gli ho chiesto una riflessione sull’attuale situazione per capire come stanno reagendo le aziende alle recenti richieste di mercato.

    Questo momento ha dato spunto ad un “consumismo creativo” con soluzioni progettuali di prodotti talvolta poco funzionali che sono stati interpretati guardando solo alla creatività e all’enfasi.

    Purtroppo molti di questi prodotti sono stati pensati per un ciclo di vita breve, del resto l’emergenza aveva bisogno di risposte immediate.” Afferma Capellini “Il COVID è stato interpretato da qualcuno come una rincorsa opportunistica verso la necessità di creare nuovi elementi di arredo dove l’aspetto primario non è sempre stato quello di salvaguardare la salute delle persone, ma di “decorazione dello spazio”: abbiamo visto oggetti invasivi non pensati veramente alla funzionalità ed all’ambiente nei quali sono inseriti.

    Così come per le mascherine, il tema della sostenibilità è un fattore chiave. Io suggerirei alle aziende di ragionare su questo tema toccando differenti punti chiave: ri-modularità, personalizzazione e naturalmente riuso e riciclo. Inoltre, per la progettazione di futuri prodotti, terrei conto sempre della riparabilità e manutenzione dei dispositivi, devono essere igienizzabili e sanificabili secondo gli standard richiesti e la loro pulizia deve poter avvenire assicurandosi che non ci sia un’alterazione del materiale. In certi ambiti come per gli uffici e i negozi, l’emergenza sarà più duratura rispetto ad altre situazioni, il fatto di poter affittare dei prodotti è una soluzione funzionale che può favorire fortemente un minore spreco dei materiali, risorse e impatto ambientale.

     

    5) Progettare pensando al domani

    Non possiamo prevedere quanto durerà quest’emergenza, si ipotizza una nuova ondata durante l’autunno. Per questo motivo, da subito, dobbiamo, fare delle scelte che tengano in considerazione non solo il presente, ma soprattutto il futuro. 

    Quello che ci si aspetta da parte delle aziende e dei designer sono progetti che includano serie valutazioni ambientali, sull’impatto dei materiali e sulle fasi di trasporto. Un maggior riconoscimento della varietà dei bisogni, dei contesti d’intervento ed una indagine del possibile reimpiego del prodotto nel caso l’emergenza finisca con conseguente perdita di funzione principale dello stesso.

    Si auspica inoltre, da parte del consumatore, oltre all’uso del buon senso, una maggior riflessione riguardante le proprie necessità, in modo da poter fare delle scelte di acquisto più consapevoli.

    Progettare per il nostro futuro significherà pensare a soluzioni in grado di rinsaldare i legami e la fiducia tra le persone, andando a ricostituire un tessuto sociale che ha fortemente risentito a livello psicologico della paura del contagio.

    Hospitality e Negozi

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